Il lavoro negli ambienti confinati. Un doveroso approfondimento.

 

In relazione ai gravi fatti di cronaca accorsi il 16 gennaio 2018 a Milano, presso l’azienda Lamina SPA, dove in un incidente sul lavoro hanno perso la vita quattro operai intenti ad effettuare lavori di manutenzione all’interno di una “fossa”, si è ritenuto opportuno cogliere l’occasione per un momento di riflessione tecnico/prevenzionistica e per ribadire la necessità di una sempre maggiore sensibilizzazione degli operatori potenzialmente esposti a tali rischi all’interno dell’organizzazione aziendale.

Esaminando l’accadimento, le prime evidenze emerse sulla dinamica fanno pensare ad una morte per “ipossia” o intossicazione da gas pesanti/tossici sprigionati, presumibilmente, da un forno statico di ricottura per trattamenti termici “a campana”, in atmosfera controllata in argon o azoto, alimentato a metano.

Risulta che la fossa dove hanno perso la vita gli operai sia posta due metri sotto quota rispetto al piano di calpestio e sia aperta solamente sulla parte alta. Ai sensi della normativa vigente, un ambiente così descritto è classificabile, come “Luogo confinato”.

Tornando ai fatti, risulterebbe che almeno due dei quattro operai che hanno perso la vita, tutti molto esperti e capaci, fossero scesi nella fossa nei pressi del forno a campana per eseguire un’operazione di manutenzione elettrica routinaria. Una volta scattata l’emergenza, gli altri due operai hanno cercato invano di salvarli rimanendo anche loro vittime del gas.

Stando alla ricostruzione dell’evento riportata da alcune grandi testate giornalistiche nazionali, sembra che i primi due operai siano scesi e quasi immediatamente abbiano perso i sensi. I loro colleghi credevano che stessero regolarmente riparando il guasto elettrico e quindi, per quasi venti minuti, nessuno si è accorto che i due lavoratori erano già morti.

Due dei loro colleghi li hanno poi notati e, precipitosamente, sono scesi anche loro nella “fossa”, venendo catturati quasi immediatamente dalla fuga di gas (o, meglio, dalla carenza di ossigeno), che si era sprigionata all’interno di quello spazio, profondo all’incirca due metri.

Il tragico caso sopra riportato è esemplificativo e funge da tragico monito per il futuro a tutti gli attori che, a vario titolo, partecipano alla organizzazione ed alla effettuazione di tali lavori, in modo che tutti riflettano su quanto sia importante il doveroso rispetto delle regole di accesso nei cd. “luoghi confinati”.

La normativa vigente, non a caso, è molto rigorosa a riguardo e prevede che tutti i lavori da effettuarsi all’interno degli ambienti chiusi (anche se aperti nella parte alta) sospetti di inquinamento o in spazi ristretti dove risulti difficile sia l’accesso che l’eventuale uscita (riferendosi anche alle operazioni di recupero di chi è privo di sensi), così come definiti dal D.Lgs 81/08 e s.m.i. e DPR 177/2011, debbano essere effettuati seguendo scrupolosamente quanto previsto dalla sopra citata Normativa vigente e nell’apposito Documento di Valutazione del rischio specifico, seguendo rigorosamente Procedure e le Istruzioni di sicurezza predisposte.

 

In particolar modo, si preme ricordare quelli che sono i punti cardine di Prevenzione e Protezione dei lavoratori, da non transigere e da tenere sempre presenti prima di consentire l’accesso del personale nei cosiddetti “spazi confinati”:

a) Identificazione, censimento, caratterizzazione, segnalazione ammonitoria con specifico divieto di accesso e segregazione fisica delle possibili vie di accesso ai “Luoghi Confinati” presenti all’interno dello stabilimento quali: 

Gallerie, cunicoli, fosse, vasche, stive, celle frigo, containers, autobotti, recipienti di ogni tipo, serbatoi, silos, fognature, boccaporti di accesso, pozzi, ecc. 

che, al loro interno, per effetto di rilasci accidentali di gas più pesanti dell’aria, siano questi inerti, infiammabili o comburenti, oppure a causa dei processi svolti al loro interno quali, ad esempio:

Processi ossidativi con formazione di ruggine all’interno di serbatoi con diminuzione della concentrazione di O2;

• Processi fermentativi reazioni e anaerobiche di materiale organico con formazione di gas (metano, CO2, idrogeno solforato, ammoniaca, mercaptani, ...);

• Processi termici per combustione;

• Reazioni tra l’acqua del terreno ed il calcare con produzione di CO2;

• Combustioni in difetto d’ossigeno (stufe catalitiche, bracieri) con formazione di CO: luoghi e locali nell’industria siderurgica, chimica, del carbone.

 

Potrebbero presentare atmosfere irrespirabili e pericolose;

 

b) Analisi e valutazione dei rischi e messa a punto di apposite “procedure di messa in sicurezza” per ogni “spazio confinato” in essere;

 

c) Personale appositamente formato e informato ed addestrato sui rischi specifici per lavori in “spazi confinati”, in particolar modo dell’ambiente in cui sono previsti i lavori, e per la gestione sulle eventuali possibile emergenze;

 

d) Messa in sicurezza preventiva dello “spazio confinato” e accesso possibile solo dopo il rilascio di apposito “Permesso di Lavoro” autorizzato dal Preposto Responsabile che deve sovraintendere i lavori. Costui emetterà il prescritto “Permesso di Lavoro in spazio confinato” solo dopo che siano state approntate tutte le misure di messa in sicurezza dello “spazio confinato e sia stata eseguita la verifica sulla idoneità dell’aria in esso presente;

 

e) Dotazione di dispositivi portatili di monitoraggio della % di ossigeno presente nell’aria e dell’eventuale presenza di altri gas pericolosi, che potrebbero potenzialmente essere presenti negli “ambienti confinati” dotati di allarme ottico/acustico, allo scopo di controllare le condizioni all’interno dell’ambiente confinato prima dell’accesso e per tutta la durata dei lavori;

 

f) Ventilazione con aria pulita in pressione prelevata dall’esterno con insuflaggio/aspirazione nell’ambiente confinato, per un lavaggio continuo dell’aria presente;

 

g) Presenza continua di un operatore che osservi i lavoratori impegnati ai lavori in Luogo Confinato e, in caso di malore, provveda immediatamente a dare l’allarme per mettere in salvo le persone coinvolte, senza accedere nel luogo confinato. A tal fine la norma prevede che siano tutti dotati di Imbragatura di sicurezza e si adottino dispositivi meccanici per il recupero immediato in emergenza delle persone anche in stato di incoscienza;

 

h) Utilizzo dei dispositivi di protezione (tipo: autorespiratori) per l’accesso, anche in emergenza, nello “spazio confinato”.

 

Attenzione: 

Qualora l’attività in “luogo confinato” venga appaltata a ditta esterna terza, oltre a quanto sopra, da effettuarsi in attuazione all’obbligo di cooperazione e coordinamento e vigilanza a carco del committente, è necessario e previsto che la stessa ditta terza venga preventivamente qualificata dallo stesso committente ai sensi del D.P.R. 14 settembre 2011 n. 177 e, in proposito, si raccomanda di non far intervenire ditte in sub appalto o lavoratori autonomi la cui seppur indubbia professionalità, non sia in linea con le indicazioni e le prescrizioni dettate dalla normativa speciale sopra citata.